Il piano di Dio

Collaboratori al piano di Dio

La Bibbia menziona molte figure di uomini che hanno collaborato al piano divino durante la loro vita terrena; esaminiamone alcune: Noé: Tutti conosciamo la storia di Noé, il costruttore dell’arca, il cui nome significa “riposo”. Quando Dio gli chiese di costruire una grande imbarcazione affinché si salvasse insieme alla sua famiglia dal diluvio che sarebbe arrivato, Noé si fidò di Lui, a dispetto dello scherno del popolo: “Noè fece così; fece esattamente tutto quello che Dio gli aveva comandato” (Genesi 6:22). Abrahamo: Abrahamo è considerato il padre di Israele, il suo nome infatti significa “padre di moltitudini”. Quando l’Eterno lo chiamò a separarsi dal suo parentado per andare in un’altra nazione senza comunicargli la destinazione, Abrahamo ubbidì e divenne il capo dei pellegrini in cerca della “città il cui costruttore è Dio”. Quando Dio gli promise, sebbene lui e Sara, sua moglie, fossero molto vecchi, una progenie numerosa quanto le stelle del cielo, egli credette. “Ed egli credette all’Eterno, che glielo mise in conto di giustizia.”(Genesi 15:6). Mosé: La figura di Mosé all’interno dell’Antico Testamento svetta come una montagna. Egli ricevette da Dio due compiti importanti: liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto per condurlo nella Terra Promessa e scrivere, sotto ispirazione divina, ciò che della storia d’Israele divenne il fondamento della Bibbia: il Pentateuco, i primi cinque libri della Legge. Mosé fu fedele: “Per fede Mosé, divenuto adulto, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del Faraone scegliendo piuttosto di essere maltrattato col popolo di Dio che di godere per breve tempo i piaceri del peccato” (Ebrei 11:24-25).  Davide: La vita di Davide fu uno strano miscuglio di bene e male: scrisse i più grandi salmi mai composti e le più sofferte confessioni mai narrate. Fu amico fedele di Johnathan e crudele traditore di Uriah. Fu onorevole con Abigail, ma commise adulterio con Bath-Sceba. Fu valoroso guerriero ma un fallimento come padre. Nessun altro carattere biblico può meglio rappresentare le caratteristiche dell’essere umano. Egli è considerato “uomo secondo il cuore di Dio” e ciò risponde a verità, quando fu fedele ai comandamenti. Tuttavia anche quando disubbidì, fu pronto a gettarsi nelle braccia della misericordia di Dio, certo e sicuro che Egli, sebbene non gli avrebbe permesso di restare impunito, lo avrebbe perdonato. “Ora dunque dirai così al mio servo Davide: Così dice l’Eterno degli eserciti: “Io ti presi dall’ovile, mentre seguivi le pecore, perché tu fossi il capo d’Israele, mio popolo. Sono stato con te dovunque sei andato, ho sterminato tutti i tuoi nemici davanti a te e ho reso il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra.” (2 Samuele 7:8-9). I dodici discepoli: Possiamo considerare i dodici come la prima cellula della vera Chiesa. Ognuno di loro, con le proprie caratteristiche personali, rappresenta la varietà umana che forma il Corpo di Cristo. Andrea con il suo entusiasmo, Matteo con la sua prontezza, Pietro con la sua esuberanza, Giovanni con il suo amore, Tommaso con la sua incredulità, per citarne solo alcuni, sono la testimonianza che non occorrono particolari talenti per seguire Gesù, tuttavia ubbidienza e fedeltà sono requisiti necessari per servire la causa dell’Evangelo ed adempiere così il piano di Dio. L’apostolo Paolo: Ognuno di noi sa cosa accadde sulla via di Damasco. Cristo chiamò Paolo ad una vita completamente diversa da quella che si sarebbe mai immaginato: una vita di apostolato e missione. La sua testimonianza di coraggio, pazienza e fedeltà nel servizio all’Evangelo, fa di lui una delle figure preminenti del Nuovo Testamento. I frutti che l’Opera di Dio produsse per mezzo di questo fedele servitore furono le chiese della Galazia, di Efeso, Corinto, Colosse, Filippi, Antiochia, Roma, Tessalonica. “Ma io non ne tengo alcun conto e la mia propria vita non mi è cara, pur di terminare con gioia il mio corso e il ministero che ho ricevuto dal Signore Gesù, che è di testimoniare pienamente l’evangelo della grazia di Dio.” (Atti 20:24). Gesù Cristo stesso fece parte del piano divino, chiamato ad eseguire la missione che gli era stata affidata dal Padre: “Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu mi hai data da fare.” (Giovanni 17:4)

Invitati a collaborare

“che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.” (Giovanni 17:21) Il piano che Dio ha concepito per la nostra vita è completo e personale. Dio vuole starci vicino, operare in noi e renderci partecipe del Suo progetto nonostante i nostri errori. Ricordiamoci che Dio ci ha scelti e che Egli si servirà di qualunque situazione per far trionfare la Sua volontà: “Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia.” (Giovanni 15:19) Credere fermamente che Dio ha un disegno benevolo per noi, ci permetterà di considerare tutti gli avvenimenti della nostra vita attraverso la Sua prospettiva: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” (Romani 8:28) Possiamo ben affermare, in conclusione, che il piano di Dio è un’opera buona dalla creazione al ritorno di Gesù: “E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.” (Filippesi 1:6)

Luigi Caracappa

 

 

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