In treno tornando da Fiuggi

 IMG-20160804-WA0017 Come ogni fine ottobre, anche quest’anno, eccoci arrivati all’appuntamento con il Raduno Giovanile ADI-IBI. Questo incontro nasce per stimolare le giovani generazioni di credenti alla consacrazione al servizio cristiano con la proposta del programma di studi dell’Istituto Biblico Italiano di Roma. Pur mantenendo l’intento iniziale, con il susseguirsi delle edizioni, la destinazione di questo evento ha assunto una connotazione più allargata rivolgendosi, più in generale a tutti i giovani credenti tra i diciotto ed i quarant’anni che desiderino fare e/o rinnovare un’esperienza potente con il Signore, sebbene “concentrata” in soli quattro giorni. Quest’ottica ha motivato la mia partecipazione! Qui di seguito alcuni pensieri fermati sulla carta, alla fine di questo straordinario “full immersion”! l raduno è finito da poche ore e ci sentiamo come orfani, mutilati di una parte importante. Apparentemente è la parte umana a prevalere, una sottile malinconia sembra confonderci, perché ora non c’è un culto per risvegliare, né uno studio per imparare, né un cantico per adorare, da cantare tutti insieme… Tuttavia, gloria a Dio, la benedizione rimane! Abbiamo di nuovo messo alla prova l’Iddio della gloria, ed Egli, ci ha aperto le cataratte del cielo ed ha riversato ancora una volta la Sua pioggia di benedizioni, ma oggi noi sappiamo ben riporla nel nostro cuore, pronti a condividerla con quanti desiderano riceverla.

II Leitmotiv è stato: “Fratelli, che dobbiamo fare?” (Atti 2:37) Le giornate si sono susseguite tra preghiere, adorazioni, predicazioni e studi sulla salvezza, sul battesimo nello Spirito Santo, sulla santificazione ed infine sul ritorno di Cristo. Ad una prima lettura della presentazione, l’obiettivo del programma ci è parso davvero ambizioso: “Il progetto di vita del Buon Cristiano” manuale in 4 lezioni! Peraltro, quando si mettono in campo le alte cose di Dio, l’aspettativa è necessariamente alta, nondimeno l’obiettivo. Il Signore non si è fatto attendere, non è mancato all’appuntamento, è stato in mezzo ai Suoi 4.000 figli/e ci ha grandemente benedetto, mostrandoci la Sua gloria. Essendo l’assemblea eterogenea, Egli ha operato con potenza, salvezze, battesimi nello Spirito Santo; ha suscitato impegni di consacrazione e santificazione. Ognuno di noi è arrivato con il suo personale livello di maturità spirituale ed è potuto salire un altro gradino della scala di Giacobbe. Chi è arrivato privo della grazia di Dio, ha gustato la salvezza, chi è arrivato essendo salvato, è stato riempito di Spirito Santo, chi è arrivato con lo Spirito Santo ha rinnovato e riconfermato l’impegno al servizio. Anche questa volta, come ogni volta, Iddio ha raggiunto ognuno di noi personalmente e puntualmente, soddisfacendo ogni bisogno ed ogni desiderio secondo la Sua perfetta volontà, per la Sua gloria. Certo non sono mancati moniti ed esortazioni. Talvolta, ritenendo la salvezza, a giusta ragione, un dono, rischiamo di fare poca stima del sacrificio di Gesù: per noi, Egli ha dato tutto se stesso. Egli si è fatto ubbidiente al Padre, accettando di essere l’olocausto per il nostro riscatto. Durante il Suo soggiorno terreno, ci ha fattivamente presentato un modello perfetto di amorevole dedizione e servizio e ci ha invitato ad imitarLo. Sapendo che non saremmo stati all’altezza, ci ha rivestiti dell’equipaggiamento spirituale necessario, e ci ha comandato di essergli testimoni. Quando viene a mancare un nostro caro, riteniamo le sue ultime parole, pronunciate poco prima di morire, preziosamente custodite nel nostro cuore. Ecco quelle di Gesù: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho costituito affinché portiate molto frutto ed il vostro frutto sia duraturo” (Giovanni 15:16) A questo punto, il quesito che ci dobbiamo porre non è più solo “Che dobbiamo fare?”, bensì anche “Che vogliamo fare?” Iddio ci aiuti ad essere quotidianamente fedeli servitori Suoi.

Alessandra Protti

 

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