Trasferire una preziosa eredità – Raduno Over40 Paestum 6/8 Dicembre 2014

“Un’età dirà all’altra le lodi delle Tue opere” (Salmo 145:4)

Anche quest’anno ho avuto il privilegio di partecipare al Raduno Over 40 che si è tenuto a Paestum dal 06 al 08 Dicembre 2014. Talmente abbondante è stata l’edificazione, che desidero qui di seguito provare a condividerla con quanti vorranno leggere gli appunti di queste gloriose giornate. Iddio continui a benedirci insieme.(A.P.)

Lettura da II Samuele 1:17-27

 Il titolo di questo passo è “Elegia funebre di Davide per Saul e Gionatan”. E’ un inno all’amicizia e al perdono.  Sappiamo che Gionatan e Davide erano molto amici e che, sebbene, Saul avesse cospirato contro di lui, Davide lo amava e rispettava quale re di Israele e unto di Dio.  Dal testo evinciamo che Davide desiderava che Saul e Gionatan fossero ricordati dalle generazioni future, pertanto ordinò che fosse insegnato come “il canto dell’arco” (in alcune traduzioni “il canto per tirare l’arco” ) ai figli di Giuda”, e contestualmente vuole che sia preservata la loro memoria (v.20). Analizzando la Scrittura evinciamo che Davide compose i suoi salmi migliori quando era in difficoltà, in quanto avendo esaurito le proprie risorse, dipende totalmente dal Signore. Facciamo tesoro di quest’esempio. Nei versi 19, 21, 27 ricorre la domanda “come mai …?” riferita alla triste sorte dei “prodi”. Anche i migliori di noi talvolta soccombono. Non scoraggiamoci, ma andiamo al Signore, seguendo l’esempio di Davide. All’interno dell’esercito di Israele gli arcieri avevano fama di essere molto valorosi ed erano i più temuti dagli avversari. Non a caso Davide desidera che siano loro a custodire e tramandare il ricordo di Saul e Gionatan.  Consideriamo la figura dell’arco. Più è teso e più lontano arriva la freccia scoccata. Similmente, più profondamente ci prostriamo davanti al Signore, più in alto giunge la nostra preghiera.

Dalla predicazione del Pastore Vincenzo Labate, Paestum 06 Dicembre 2014, mattina

Lettura da I Samuele 21:1-7

 Anche noi siamo trattenuti alla presenza del Signore. Consideriamo la nostra “postura” spirituale. In quale condizione ci troviamo alla presenza del Re dei Re? Sicuramente non siamo scomposti in chiesa, ma quali sono i nostri sentimenti? Crediamo di offrire un culto a Dio, tuttavia la nostra offerta non Gli è gradita. Consideriamo alcuni alcune figure bibliche: Peninna e Anna,  entrambe erano al tempio, tuttavia Peninna mortifica Anna a motivo della sua sterilità. Ed ancora, i più famosi fariseo e pubblicano. Il primo si pavoneggia della sua condizione privilegiata, il secondo chiede pietà al Signore per la sua condizione di peccatore, Talvolta siamo nel posto giusto con i sentimenti sbagliati. La paura gioca brutti scherzi. Quando abbiamo paura commettiamo errori. Analizziamo ciò che produce lo stato d’animo di Davide. Comincia a mentire. Quasi dimenticandosi di aver vinto Goliat con una fionda e cinque pietre lisce, andando a combattere il nemico nel nome dell’Eterno degli eserciti, ora chiede di avere la sua spada. Doeg era trattenuto nella presenza del Signore. Non conosciamo il motivo per il quale egli fosse lì. Per un voto, per chiedere perdono, per studiare le Scritture, per sospetta lebbra. Tuttavia sappiamo che era animato da sentimenti negativi. Nel capitolo successivo a quello preso in esame, scopriamo che non parla in favore dei fratelli (ci suona familiare …???) e alla fine uccide i sacerdoti che hanno soccorso Davide.  Il verbo trattenere, nella versione originale, può anche voler significare: recuperare, detenere, assemblare, aggiustare. Talvolta anche noi siamo trattenuti alla presenza del Signore perché Egli vuole “aggiustarci”. Tuttavia nemmeno Dio vuole fare qualcosa per qualcuno che non lo desidera. Nel luogo santissimo, una volta l’anno il Sommo Sacerdote (figura di Cristo) era trattenuto nella presenza del Signore per espiare le colpe di tutto il popolo d’Israele. Osserviamo i suoi paramenti sacri: indossava un efod le cui spalline recavano sulla destra sei nomi delle tribù d’Israele e sulla sinistra i nomi delle altre sei. Indossava inoltre un pettorale con incastonate dodici pietre di colori diversi simboleggianti le dodici tribù d’Israele. Similmente possiamo considerare la simbologia in questi termini: Come Cristo, tenendo la Sua Chiesa sul cuore ne porta il peso sulle spalle, così ogni figlio di Dio ama i propri fratelli in Cristo e ne porta i pesi. Trattenuti alla presenza di Dio non possiamo permetterci di non approfittarne. Ci prendiamo per mano e ci soccorriamo gli uni gli altri perché dobbiamo andare in cielo. Doeg e Saul avevano perso l’umiltà ed il timor di Dio e, con essi, l’unzione. Al contrario, Davide, sebbene avesse la possibilità di uccidere Saul, non alza la sua mano su di lui, in quanto è ancora l’unto del Signore. Ricordiamo il triste esempio di Anania e Saffira, e ciò che scrive Giacomo a proposito della lingua: con essa benediciamo il Signore, ma malediciamo i fratelli (fatti ad immagine e somiglianza di Dio). Non dimentichiamo ciò che è scritto alla chiesa di Ladiocea nel libro dell’Apocalisse 3:20: “Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me”. Talvolta non solo non mettiamo il Signore al primo posto, come merita, bensì lo mettiamo fuori dalla porta e nonostante ciò Lui bussa perché vuole entrare. Potrebbe sfondare la porta ma bussa. Consideriamo il Salmo 52: “Perché ti vanti del male, uomo prepotente? La bontà di  Dio dura per sempre. La tua lingua medita rovine; essa è simile a un rasoio affilato, o artefice d’inganni. Tu preferisci il male al bene, mentire piuttosto che dir la verità. Tu ami ogni parola che causa rovina, o lingua insidiosa! Perciò Dio ti distruggerà per sempre; ti afferrerà, ti strapperà dalla tua tenda e ti sradicherà dalla terra dei viventi.  I giusti lo vedranno e temeranno, poi rideranno di lui, dicendo: «Ecco l’uomo che non aveva fatto di Dio la sua fortezza, ma aveva fiducia nell’abbondanza delle sue ricchezze, e si faceva forte della sua perversità!» Ma io sono come un olivo verdeggiante nella casa di Dio; io confido per sempre nella bontà di Dio. Sempre ti celebrerò per quanto hai fatto, e in presenza dei tuoi fedeli spererò nel tuo nome, perché tu sei buono.” Se la Parola ci ferisce ed il diavolo ci accusa, noi abbiamo un avvocato presso il Padre.

Dalla predicazione del Pastore Vincenzo Labate, Paestum 06 Dicembre 2014, pomeriggio

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