Trasferire una preziosa eredità – Raduno Over40 Paestum 6/8 Dicembre 2014

Lettura da Giosuè 11:11-22

Ad una prima lettura, si evince l’assunto di partenza: “Con il peccato, tolleranza zero!” Fino a quel momento Giosuè si era comportato proprio così, compiendo completamente la volontà di Dio. Ma in quest’occasione, lascia un residuo, un “piccolo” residuo. Probabilmente vinto dalla stanchezza, si accontenta di aver reso schiavo un piccolo residuo di Anachiti, apparentemente innocuo. Già possiamo trarre un primo insegnamento: non sottovalutiamo le piccole cose. Le piccole cose sono importanti ieri e lo sono oggi. Impariamo e tramandiamo questa verità. Torniamo per un momento all’episodio delle dodici spie inviate ad esplorare il territorio da conquistare. Di ritorno dalla missione, dieci spie sono scoraggiate, solo Giosuè e Kaleb sono convinti che se è vero che il nemico è più forte di noi, non lo è più se Dio è con noi. E Dio è con noi! Lo scoraggiamento è malignamente contagioso, pertanto quando ci lagniamo nelle nostre comunità, pensiamo a quali conseguenze possano portare i nostri lamenti. Anche noi prima eravamo schiavi e Gesù ci ha liberato. Anche noi con il Signore, come Giosuè e Kaleb possiamo fare del territorio nemico “il nostro pascolo” (Numeri 14:9). Tuttavia si pone obbligatoriamente un interrogativo, come mai Giosuè, abituato a complete vittorie, in questo caso si accontenta di una vittoria parziale, lasciando un piccolo residuo? Non sottovalutiamo particolari apparentemente insignificanti: “le piccole mosche morte fanno puzzare e imputridire l’olio del profumiere” (Ecclesiaste 10:1). Quando siamo al centro della volontà di Dio ne abbiamo la consapevolezza. Sentiamo lo Spirito Santo in azione che ci mette in guardia e ci consiglia il comportamento adatto da adottare in ogni circostanza. Quando siamo lontani da Dio, oltre a noi lo avvertono anche le persone intorno a noi e diventano più forti contro di noi. Quando affermiamo che “il Signore è lo stesso, ieri oggi e in eterno” (Ebrei 13:8), dobbiamo tenere presente che dobbiamo esserGli ubbidienti sempre. Dobbiamo inoltre comprendere che le cose piccole di oggi diventeranno grandi cose domani. Agire con superficialità può portare a gravi conseguenze. L’intendimento personale di Giosuè fu quello di lasciare un residuo degli Anachiti, affinché ricordassero che il popolo d’Israele li aveva resi schiavi, sebbene Dio avesse ordinato il totale sterminio. Analizziamo le conseguenze:  Davide, il cantore di Dio, l’uomo dal cuore secondo il cuore di Dio, si rifugia a Gad, fingendosi pazzo, e rischia la pelle! Sansone, inizia bene ma a Gaza incontra una prostituta e … sappiamo come finisce la storia … e quando i Filistei rubano l’arca, la portano ad Azdod. Un piccolo errore non corretto oggi, diventa un disastro domani. Una piccola cosa oggi può diventare un’insidia per i nostri figli e per le nostre chiese domani. Possiamo girare intorno ad una montagna ma essa rimane dov’è. Non scappiamo, piuttosto andiamo al Signore e vinciamo per la forza dello Spirito Santo. Non per tutte le cose il tempo è la medicina migliore. Un raffreddore trascurato può diventare una broncopolmonite. Dobbiamo riconoscere i nostri errori oggi perché domani potrebbe essere troppo tardi. Giosuè ha dovuto scrivere di proprio pugno gli accadimenti ed ha dovuto riconoscere la propria sconfitta. Giosuè sa perfettamente che quando vince è merito del Signore e che quando perde la colpa è sua. L’ubbidienza vale più del sacrificio. Dobbiamo ubbidire a Dio, anche quando non capiamo, perché Egli vede meglio di noi. Talvolta ci lasciamo scivolare addosso le situazioni. Impariamo dalla Parola: “Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare, e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta.” (Matteo 5:23-24). Cosa ce ne facciamo della ragione se non abbiamo la pace del Signore nel cuore? Tramandiamo l’eredità di riconoscere i propri errori.

 Dalla predicazione del Pastore Vincenzo Labate, Paestum 08 Dicembre 2014, mattina

 “Io sono in mezzo a te, io ti ho risposto oggi. Non disprezzare la mia Parola. Consacrati e santificati. Tu ascolterai il cantico dei redenti e sarai al cospetto dei ventiquattro anziani, perché io ti accoglierò nella nuova Gerusalemme” così parla l’Eterno.

 

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