Navigazioni, derive, naufragi …

Per una dattilografa dilettante come me, allieva di un’Olivetti 22 del 1948, utilizzare, con dissimulata disinvoltura, un laptop di penultima generazione, è già un successo! Tuttavia è la forma mentis a tradirmi: vocaboli quali portale, navigazione, rete, mi evocano ingressi di templi, caravelle colombiane, battute di pesca … Ad ogni buon conto, devo rassegnarmi: nell’arco di dieci anni, chi non sarà in grado di muoversi in autonomina nel mare magnum dell’etere informatizzato, sarà considerato analfabeta. Non ho competenza alcuna per stilare un manuale di regole del tipo “nella rete, senza rete …?”, d’altro canto, se non desidero rimanere a terra, non intendo derivare, né tantomeno naufragare!

Nozze reali

Il “royal wedding” del rampollo di casa Windsor d’Inghilterra è stato al centro del più modaiolo gossip e del più raffinato bon ton. Da un lato millenovecento selezionatissimi invitati che hanno dato sfoggio di ricchezza e cromatica eccentricità, dall’altro, un rigido protocollo, culminato con l’inchino reverenziale degli sposi alla regina in segno di ubbidienza e sottomissione. Teatro dell’evento, la splendida Westminster Abbey. Seguito non solo in Gran Bretagna, bensì in tutto il mondo, è stimato essere l’evento mediatico della storia della comunicazione audiovisiva: audience raddoppiata rispetto alla cerimonia dei genitori nel 1981, naturalmente grazie al web. Non posso negare di essere stata anch’io, almeno per una parte, sensibile all’avvenimento, non tanto per clamore e fasto, quanto piuttosto per eleganza e bellezza. Qualcuno ha detto che dal ventesimo secolo in poi, sarebbero sopravvissute solo cinque vere regine: quattro sulle carte da gioco e “the Queen”, la regina d’Inghilterra. “God saves the Queen!”, parrebbe d’obbligo!

Nomadi o stanziali? Prove d’integrazione

Non credo affatto che, solo per il fatto che non se ne parli più come qualche tempo fa, l’emergenza Rom sia stata realmente risolta. Sono piuttosto convinta che, sebbene a riflettori spenti, gli addetti ai lavori continuino, come e più di prima, a combattere quotidianamente tra solidarietà e pregiudizio. L’immigrazione, in parte clandestina, è nuovamente notizia di questi giorni: campeggia sulle prime pagine dei maggiori quotidiani ed è titolo di testa di ogni telegiornale.  La storia si ripete inesorabile, quasi a testimoniare che l’uomo non abbia fatto tesoro delle passate esperienze. Oggi, a far triste scuola, è il turno di Tunisia, Libia e Siria. Libertà negate, oppressioni malcelate dietro fastose parate ammaestrate, sfociano, apparentemente d’improvviso, in guerra civile e, tra vincitori e vinti, dalle rovine, ecco emergere la marea umana dei profughi, vittime sopravvissute, che, come un’onda di riflusso, cercano rifugio, approdando su coste domestiche, credendole, o almeno sperandole, amiche.

Dio ama l’omosessuale?

Ho letto un articolo su un settimanale che mi ha lasciato alquanto sconcertato, non tanto per la notizia, perché ormai l’argomento “omosessualità” non suscita più scalpore, ma per la sfrontatezza con la quale si chiama in causa Dio e la fede cristiana, senza conoscere veramente l’opinione di Dio. Si fa un gran discutere in merito agli atteggiamenti (scorretti e a volte anticristiani) dei tanti religiosi che, in nome di una nomenclatura imposta dalla propria denominazione (o setta) agiscono e reagiscono con violenza e a suon di “anatemi”. Ognuno è libero di pensarla come vuole. Qualcuno afferma che siamo liberi di esprimere il nostro pensiero come ci pare e piace, sono d’accordo, ma se la nostra libertà di pensiero deve essere avallata da quel qualcuno che chiamiamo in causa, allora, dobbiamo essere certi di conoscere il pensiero di questo qualcuno. Nel caso specifico, se vogliamo conoscere l’opinione di Dio, dobbiamo rivolgerci direttamente alla voce autorevole: la Bibbia.

Evasione o libertà?

R1_riflessioni_vacanzeFinalmente è arrivata l’estate, e con essa, il desiderio di staccare la spina, di dare un taglio al solito tran-tran, di prenderci i nostri tempi, di dedicarci al nostro benessere e di goderci le meritate vacanze in completo relax. In altre parole bramiamo “evadere” dalla routine quotidiana: casa, lavoro, scuola, palestra, cene, amici…  Gli operatori del settore turistico ci propongono affascinanti evasioni verso mete esotiche e molti istituti di credito ci svelano il segreto e le gioie delle vacanze a rate; il tutto nel tentativo di eludere ed illudere noi e le nostre finanze. Nonostante la tanto sbandierata crisi economica, ogni week-end, tutti i telegiornali parlano di traffico automobilistico da bollino nero. Tuttavia, l’evasione, in sé, ha una connotazione temporale ed effimera. Evadere dal nostro quotidiano, per cercare appagamento nel fascino di un nuovo che ben presto, farà parte di quel “solito” dal cui vogliamo scappare, non è meno breve ed illusorio di un progetto di evasione dal carcere. Tentare la fuga, fisica o spirituale che sia, non ha mai portato alcuno a godere della libertà, bensì solo a vivere nello smarrimento. 

Conoscenze giuste o giusta conoscenza?

burattinaioSe fino a qualche tmpo fa, è stata considerata un male da sconfiggere o un ben poco edificante luogo comune, mal caratterizzante il nostro “bel Paese”, attualmente, la “raccomandazione” ha assunto una valenza sempre più positiva. Se in passato il “raccomandato” era una figura arrivista e sleale, da isolare ed evitare, oggi è visto come un personaggio furbo e accattivante, che ha trovato la scorciatoia sulla via del successo, destinatario, dunque, di attenzione ed ammirazione. Esiste addirittura un programma televisivo nel quale alcuni personaggi famosi sponsorizzano i loro protetti.  Obsoleto pare, dunque, avere talenti e praticarli con dedizione e serietà, di gran moda, invece, avere o farsi le “conoscenze giuste” per riuscire nella vita. Questo atteggiamento è efficacemente racchiuso in un detto popolare, la cui vacuità ne annulla l’irriverenza: “Avere un santo in Paradiso!”.