Filippesi – 05) L’unità nella Chiesa di Cristo

Lettura da Filippesi 2:1-11

Due valgon meglio d’un solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. Poiché, se l’uno cade, l’altro rialza il suo compagno; ma guai a colui ch’è solo, e cade senz’avere un altro che lo rialzi! Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi? E se uno tenta di sopraffare colui ch’è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto” Ecclesiaste 4:9-12. Chi potrebbe mai contraddire l’utilità delle parole scritte dal saggio Salomone? L’uomo è una creatura sociale, creata per vivere con i suoi simili. Sebbene la tendenza moderna sia di evitare il confronto di personalità, rimane il fatto che ognuno ha bisogno dell’altro. Siamo legati uno all’altro dalla necessità di comunicare, di sentirci integrati nel mondo in cui viviamo. Seguendo l’esempio di Gesù, nella sottomissione, nel rispetto e nella stima si manifesta la nostra reale forza, personale e collettiva.Sulla croce Gesù manifestò un’apparente sconfitta, in realtà, proprio sulla croce, ha acquistato per noi la vittoria. Non fu un uomo a prendere la vita di Gesù, Egli la donò, l’offerse come olocausto per la nostra redenzione. In questo atto, per quanti si identificano con Cristo, trovano una completa vittoria. Il diavolo è stato sconfitto, così come il credente che vince il male con il bene.

Filippesi – 04) Un comportamento degno della vocazione

Lettura da Filippesi 1:27-30

Il peccato umilia, mortifica, offende, reprime, soffoca, schiaccia, deprime la dignità dell’uomo costringendolo ad un comportamento simile agli animali. La Bibbia non pone veli dinanzi agli effetti deleteri del peccato che inibiscono la rispettabilità e la stima di un uomo. Cosa dire in merito al comportamento di Esaù (Genesi 25:32), del popolo d’Israele nel deserto (Numeri 11:5) e di Saul (I Samuele 15:26), solo per citarne alcuni? Davide stesso, l’uomo “secondo il cuore di Dio”, si rese talmente brutale che dovette anelare per ristabilire la presenza di Dio nella sua vita (Salmo 51:14). In questo brano l’Apostolo ci esorta a mantenere un comportamento degno, consono alla chiamata che Dio ci ha rivolti come cristiani. Nessuno escluso. Tutti, ministri o semplici credenti, devono comportarsi conformemente alla vocazione regale che gli è stata assegnata (I Pietro 2:9). Mantenere tale titolo regale non è cosa facile. Prima di tutto dobbiamo esserne consapevoli, realizzare per fede a quale prezioso lignaggio Dio ci ha elevato. Siamo figli di Dio, eredi Suoi e coeredi di Cristo (Romani 8:17), quindi concentrare tutte le nostre energie e tutto ciò che è in nostro potere per mantenere l’orgoglio di essere chiamati Cristiani. Dignità che non si limita alla persona singola ma che si espande a tutta la Chiesa, tramite l’unità e la fermezza nella lotta. Al fine di ottenere questo, ecco le esortazioni dell’Apostolo:

Filippesi – 03) Lo scopo sublime del cristiano

Lettura da Filippesi 1:12-26

Alcuni credenti dissenzienti, approfittando della prigionia dell’Apostolo, iniziarono a predicare l’Evangelo allo scopo di procurargli afflizione. Persone che credevano in Cristo ma che usavano il Suo nome come pretesto per innalzare se stessi. Quante religioni, oggi, parlano e predicano Cristo con scopi diversi, sottraendo l’attenzione dal vero e sublime scopo della predicazione: la persona di Cristo. L’Apostolo non subì alcun effetto negativo perché aveva realizzato profondamente l’esperienza della nuova nascita Romani 6:4. E’ interessante notare con quale discrezione Paolo parla di queste persone. Non usa parole offensive e neppure traspaiono sentimenti di rancore e di vendetta. In modo inequivocabile li dichiara predicatori con “spirito di parte”. Quante situazioni simili accadono nelle chiese moderne. Predicazioni, testimonianze, concetti e filosofie umane annunciate con “spirito di parte”. Dio ci aiuti a mantenere lo Spirito di verità e saper riconoscere questi operatori d’iniquità che vorrebbero “cagionare afflizione” alla chiesa di Dio. Sebbene queste difficoltà, l’Apostolo gioiva, poiché l’Evangelo era comunque annunciato v. 18 Che importa? Comunque sia, o per pretesto o in sincerità, Cristo è annunziato; e io di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora. Il brano che analizzeremo, ci presenta una figura di cristiano che vive al centro della volontà di Dio.

Filippesi – 02) L’opera di Dio nel credente

Lettura da Filippesi 1:3-11
In questo brano si evince il carattere di un pastore interamente coinvolto, anche emotivamente, nella condizione spirituale dei fratelli. L’Apostolo esprime sentimenti di gioia per i Filippesi per la loro condotta, fedeltà e crescita spirituali.
I Filippesi erano costantemente presenti nel cuore dell’Apostolo che non trovava difficile presentarli a Dio in ogni preghiera d’intercessione.
. Per quale motivo l’Apostolo aveva sentimenti così profondi per i Filippesi? Quali erano i nodi d’amore che lo tenevano così vincolato? La comunione (v. 5). Lo Spirito Santo lega i credenti in un’intima comunione che li aiuta a superare ogni diversità di razza, lingua, ceto, cultura e grado di parentela: I Giovanni 1:7 “…ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiam comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato”. Matteo 12:50 “Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è ne’ cieli, esso mi è fratello e sorella e madre.” Il progresso dell’Evangelo (v. 5). Erano accomunati da un unico obiettivo, erano consapevoli che le loro comuni sofferenze avrebbero contribuito all’avanzamento del Regno dei Cieli. Si sentivano gratificati, compresi, vicini. Le loro sofferenze non sarebbero state vane: Matteo 5:10 “Beati i perseguitati per cagion di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.” L’amore di Paolo nonostante le catene (v. 7). A nessuno piace essere riconosciuto come amico di un malfattore, ma i Filippesi non fecero scadere il loro affetto per l’Apostolo a motivo della sua prigionia I Pietro 4:8 “Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l’amore copre moltitudine di peccati.”

Filippesi – 01) Origini e prologo

La Lettera di Paolo ai Filippesi

Per comprendere meglio il messaggio rivolto dall’Apostolo Paolo a questa chiesa, è necessario comprenderne prima il carattere e l’ambiente geografico, storico, morale e spirituale in cui il messaggio stesso è stato predicato.

Le origini
Filippi prende il nome dal suo conquistatore Filippo II il Macedone, padre di Alessandro Magno, nel 356 a.c. Anticamente si chiamava Krenedis (LE SORGENTI) ed era una città molto ricca di giacimenti d’oro e di argento, per questo motivo fu sempre una città ambita da ogni condottiero straniero. La città cadde nelle mani dei Romani intorno al 168 a.c. e nel 42 divenne palcoscenico della battaglia combattuta da Ottaviano e Antonio contro Bruto e Cassio, gli assassini di Cesare. Atti 16:11-12 “Perciò, salpando da Troas, tirammo diritto, verso Samotracia, e il giorno seguente verso Neapoli, e di là ci recammo a Filippi, che è città primaria di quella parte della Macedonia, ed è colonia romana; e dimorammo in quella città alcuni giorni.”