Il vostro cuore non venga meno

fogliesecche

dalla predicazione del 21 Novenbre 2010

Lettura da Deuteronomio 20:1-20

Il cristiano ha un nemico astuto da combattere che sfrutta ogni occasione per atterrarlo. Tramite eventi quotidiani, tenta di sconvolgergli l’equilibrio spirituale, esercitando una forte pressione sul sistema emotivo, psichico e psicologico. Episodi di terrorismo, violenze di ogni genere, crisi economica si riflettono, anche se indirettamente, nella nostra sfera intima, ed in essa, problemi familiari, di lavoro e di salute appaiono ingigantirsi. Da un recente studio apprendiamo che oggi, in Italia, il 10% della popolazione è affetta da depressione; nel 2020 la depressione sarà collocata al secondo posto per incidenza dopo le malattie cardiovascolari, e nel 2030 al primo posto.

Seppur possa sembrare un’affermazione impopolare, la Bibbia con forza attesta che la depressione è una malattia di origine spirituale. E’ una terribile piaga che si è accentuata nell’era moderna e che non risparmia nessuno. “Infatti, il bene che voglio non lo faccio, ma il male che non voglio, quello faccio” (Romani 7:19), “Adiratevi e non peccate: il sole non tramonti sulla vostra ira” (Efesini4:26). Anche il cristiano che vive in questo mondo potrebbe esserne vittima, ma colui che confida in Colui che può ogni cosa, sarà protetto, salvaguardato! Non trascuriamo latenti tristezze, che apparentemente sembrano banali, che tuttavia sono perniciose, litigi con il coniuge, diverbi con i figli, peccati non confessati e non perdonati. La Scrittura ci mette sull’avviso in molte occasioni: Possiamo essere nella sofferenza, ma non saremo mai distrutti da essa: “Quando dovrai attraversare le acque io sarò con te, quando attraverserai i fiumi essi non ti sommergeranno, quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato, e la fiamma non ti consumerà, (…) perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo (…) non temere perché io sono con te (Isaia 43:2;4-5).  Proviamo per un attimo a ricordare gli inizi della nostra conversione, il nostro primo amore, quello zelo per il Signore. Egli è lo stesso anche oggi! Egli combatte per noi (v.3-4). Se il nemico è potente, Dio è onnipotente, alleluia! Egli stesso, scegliendoci come figli Suoi, ci garantisce questo, Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con Lui?” (Romani 8:32). Egli ci ha dato tutto, quando ancora eravamo nemici, tanto più ora che Gli apparteniamo non ci rifiuterà l’aiuto in ogni nostra diffcoltà. Se è difficile trovare un uomo che dia la vita per un amico, è pressoché impossibile trovarne uno che dia la vita per un nemico: solo Gesù!Al suo servo spaventato e scoraggiato, Eliseo mostra le schiere che combatteranno al loro fianco: “…Non temere perché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro” (II Re 6:16). Questa Parola è più che mai attuale, nel nome di Gesù c’è potenza e vittoria, pertanto, difendiamo la nostra persona, la nostra dignità di cristiani, la nostra famiglia, la nostra fede, la nostra Chiesa, la causa di Cristo. Non è necessario possedere particolari abilità, è sufficiente, nondimeno indispensabile, essere fedeli ed ubbidienti. Non persone capaci, ma un popolo coraggioso e valoroso, di tali uomini e donne è composto l’esercito dell’Eterno. Parte della Chiesa ha paura e viene meno, non vuole combattere le battaglie di Cristo. E’ necessario tornare al Signore e non pretendere di combattere con mezzi umani. Uno straordinario esempio ci viene ancora una volta dalla Scrittura: il giovane Davide, si presenta per combattere contro Goliat e una volta indossata l’armatura di Saul (simbolo dei mezzi umani) non riesce nemmeno a muoversi; ma una volta presi fionda e sassi affronta il nemico con il Signore a fianco: “… io vengo verso di te nel nome del Signore degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultate. Oggi il Signore ti darà nelle mie mani ed io ti abbatterò…” (I Samuele 17:45-46), e vince.Ed ancora l’ordine di Mosè dato a Giosuè: “Scegli per noi alcuni uomini ed esci a combattere contro Amalec, domani io starò sulla vetta del colle con il bastone di Dio in mano” (Esodo 17:9). Se vuoi essere fra questi “alcuni”, se vuoi essere valoroso, se vuoi essere al servizio di Dio senza riserve, allora questo messaggio è per te! Egli seleziona uomini e donne di Dio, che si elevano dalla massa della cristianità, che non solo ascoltano, che non adducono le circostanze quotidiane della vita come alibi per non “presentarsi alle armi”. Non siano le nostre insufficienze, gli impegni lavorativi e familiari, opinioni personali, tradizioni e stili di vita a prendere il primo posto che spetta a Dio.Ancora un eccellente esempio scritturale, Paolo esorta Timoteo: “Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose e ricerca la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la costanza e la mansuetudine. Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni” (I Timoteo 6:11-12). Dio desidera avere con noi un rapporto radicale ed esclusivo, “Uno che va alla guerra non s’immischia in faccende della vita civile, se vuol piacere a chi l’ha arruolato” (II Timoteo 2:4).Egli vuole una schiera valorosa e forte, e se “c’è qualcuno che ha paura e sente venir meno il cuore? Vada, torni a casa sua affinché i suoi fratelli non si scoraggino come lui” (v.8). Gli impegni sono legittimi, e non dobbiamo esonerarci da essi, bensì dobbiamo tenere ben presente le giuste priorità. Gesù disse infatti al giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto, va, vendi ciò che hai e dallo ai poveri, ed avrai un tesoro nei cieli, poi vieni e seguimi” (Matteo 19:21). Ed ancora ai Suoi: “E chiunque abbia lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi, a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto ed erediterà la vita eterna” (Matteo 19:29). Il buon cristiano è un buon cittadino, un buon lavoratore, un buon genitore, ma mette il Signore al primo posto affinché Egli gli accordi le forze per fare tutto il resto, con responsabilità ed equilibrio: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio e tutte queste cose vi saranno date in più.” (Matteo 6:33). Non si tratta di rinunciare ma di mettere al posto giusto le necessità. Tutte le cose ci saranno sopraggiunte in virtù della fiducia che abbiamo riposto in Dio e agevolato la Sua opera praticando opere giuste in ogni sfera della nostra vita.Siamo chiamati a portare la croce con e per Lui (non a salirci). Servire il Signore non è impresa facile e non dobbiamo sottovalutarla: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Matteo 16:24). La croce in questo caso non sta a significare le circostanze, magari negative, le prove o quant’altro, bensì il fare totalmente la Sua volontà. Armiamoci, dunque, raccogliamo le nostre forze per combattere il nemico (il peccato) che, una volta vinto (v. 16-18), deve essere votato allo sterminio (integrità spirituale, santificazione, consacrazione). Nel nostro testo leggiamo l’ordine dell’Eterno rivolto all’esercito di Israele, il quale una volta vinta la battaglia doveva votare allo sterminio tutti i nemici. Non dobbiamo rischiare di considerare tale ordine come un aspetto morale inaccettabile che per il contesto storico dell’epoca era percepito usuale. Il messaggio tuttavia è attuale: il nemico (la vecchia vita peccaminosa) deve essere annientato. Nessuna pietà per il peccato. Lo Spirito Santo ci indaga, ci compunge e ci libera da esso. Non cadiamo nella tradizione né nella superstizione, niente formalismi bensì contenuto: Dio è all’opera! Esercitiamo la fede! Come Paolo anche noi possiamo affermare: “…ho imparato ad esser contento nello stato in cui mi trovo (…) Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica” (Filippesi 4:11;13). Bando dunque alla pigrizia, all’apatia, alla noia. Dio vuole un esercito di uomini e donne coraggioso. Il messaggio è impegnativo: chi è pronto a rispondere all’appello e a non scoraggiarsi per il numero esiguo di volontari coraggiosi? Ricordiamo l’esperienza di Geremia: “Non dire sono solo un ragazzo, perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò” (Geremia 1:7) e quella di Gedeone, un semplice giovane che batteva il grano. Fu chiamato da Dio a combattere e vincere i Madianiti (Giudici 7:1-25) con soli trecento uomini valorosi: “Mediante questi trecento uomini che hanno leccato l’acqua io vi libererò e metterò i Madianiti nelle tue mani. Tutto il resto della gente se ne vada, ognuno a casa sua.” (Giudici 7:7). Avanti, dunque, spronati dunque dal Salmo 45:3-4: “Cingi la spada al tuo fianco, o prode; vestiti della tua gloria e del tuo splendore. Avanza maestoso sul carro, per la causa della verità, della clemenza e della giustizia.” Qualcuno ha detto;“Dio ed io siamo la maggioranza!” Solo con il Signore faremo la differenza e sarà una differenza sostanziale.

Pastore Raffaele Lucano

 

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