L’amico eccellente

bimbitestimonianzaMA

dalla predicazione del 31 Marzo 2010

Lettura da Giovanni 15:13-15

 Talvolta confondiamo l’amicizia con la compagnia, le frequentazioni. L’amicizia è un rapporto che nasce dal cuore, che si sceglie, che non dipende dalle circostanze. Il vero amico ama sempre, soprattutto nella distretta. E’ come uno specchio che riflette le nostre emozioni. Un buon esempio biblico è l’amicizia tra Davide e Jonathan: erano amici e si amavano come la loro anima. Tutti noi vorremmo avere un amico come Jonathan; egli si schiera contro Saul, suo padre, per salvare l’amico (I° Samuele 19:1-6), e caricandosi delle colpe di Davide (19:29-34), rischia tutto (23:17). Jonathan è figura di Cristo, infatti, Egli si è caricato dell’ira del Padre per salvarci. Gesù, dunque, è veramente il nostro amico per eccellenza. Ma noi lo trattiamo come tale? L’amore per l’amico è puro e sincero; a lui ogni segreto può essere confidato senza tema di giudizio e di condanna. Talvolta questa confidenza manca nei rapporti di coppia. Nell’elegia di Davide per Saul e Jonathan, morti nello stesso giorno, egli considera l’amore di Jonathan “più meraviglioso dell’amore delle donne” (II° Samuele 1:26). All’interno della comunità dei credenti troviamo i presupposti per intessere rapporti di vera amicizia, in quanto, tra fratelli e sorelle in fede, abbiamo comunione di intenti e comunione con Cristo. L’amico è trattato e tratta con rispetto, è onorato ed onora, lo scambio è paritetico, non c’è sfruttamento, né approfitta dell’amicizia per scopi egoistici. Nel v. 15 della lettura biblica di riferimento, evinciamo un’altra preziosa caratteristica: l’amico è considerato alla pari ed è messo a parte della nostra conoscenza, similmente Gesù ci parla delle cose alte del Cielo che Dio gli comunica e che Egli vuole trasmettere a noi. Ciò, tuttavia, comporta una responsabilità: “Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio” (Galati 4:7) ed ancora “Se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e co-eredi di Cristo, se veramente soffriamo con Lui, per essere anche glorificati con Lui” (Romani 8:17), e taluni ne hanno timore. Sebbene Gesù voglia donare a tutti le Sue benedizioni, ad alcuni (es. Farisei) parla in parabole, ai Suoi amici (discepoli) spiega dettagliatamente. Nel Cantico dei Cantici troviamo una significativa espressione dei sentimenti dell’amico: “Tu sei tutta bella, amica mia, e non c’è in te alcun difetto” (4:7). Non c’è alcun difetto, dunque, per l’amico, e se ci fosse, non l’evidenzia; non agevola situazioni imbarazzanti, piuttosto cerca verità e chiarezza. Egli cerca di sopperire alle eventuali lacune dell’amico. Non comportiamoci come i sedicenti amici di Giobbe (Giobbe 16:1-4), esercitiamo la necessaria empatia, intercessione, comunione, senza dimenticare la verità e la giustizia espresse nella Parola, affinché anche noi possiamo essere i destinatari del tipo di affezione di Paolo per gli Efesini: “… e faccia si che Cristo abiti per mezzo della fede, nei vostri cuori, perché radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi, quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:17-19). L’amico ci dedica del tempo, non è accondiscendente, dice sempre la verità, con tatto e rispetto e dà buoni consigli, è fermo ma con delicatezza. Nelle scritture troviamo alcuni personaggi che esprimono tali caratteristiche: Jetro, suocero di Mosè, pur rispettando l’autorità del genero, gli fa notare alcuni atteggiamenti sbagliati e gli suggerisce una valida soluzione alternativa (Esodo 18:17-23); il profeta Nathan, ammonisce Davide circa il suo scellerato comportamento, ma lo induce anche a ravvedimento (II° Samuele 12:1-9). Gesù ci offre una completa allegrezza (Giov. 15:11) ma per poterne godere dobbiamo essere al centro della volontà di Dio.  Il passo della vite e dei tralci  (Giovanni 15:1-2) è perentorio e non fraintendibile. Seguiamo dunque il Suo prezioso consiglio: “Dimorate in me” (Giovanni 15:4), affidiamoci dunque completamente a Colui che ha scelto di dare la Sua vita per noi, perché, come efficacemente scrive Max Lucado: Questo è ciò che fa l’amore, dà precedenza all’amato. La tua anima era più preziosa del Suo sangue. La tua vita eterna era più importante della Sua vita terrena. Il tuo posto in Cielo era più importante del Suo posto in Cielo. Perciò, rinunciò al Suo, affinché tu potessi avere il tuo.” (da “Un amore degno di essere dato” Ed. Eun). Nessuno è in grado di offrirci una tale prova d’amore, se non l’Amico per eccellenza: Cristo Gesù. Iddio ci aiuti a non fare poca stima di questo prezioso dono.

Pastore Raffaele Lucano

 

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