Una fede non finta

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dalla predicazione del 07 Aprile 2010

Lettura da II Timoteo 1:5

L’Apostolo Paolo incontra questa benedetta famiglia in una città licaonica (Derba o Listra) in Asia Minore, da lui visitata nel corso del suo primo viaggio missionario. Egli sentì parlare in modo favorevole del giovane Timoteo e volle portarlo con sé, da quel momento divenne un valido aiuto e tenace combattente cristiano nelle lotte spirituali di Paolo. L’Apostolo manifesta grande stima per la mamma Eunice e per la nonna Loide perchè vede nel giovaneTimoteo il frutto della loro costanza e fede in Dio. Queste due donne erano d’origine giudaica e (non si sa per quale motivo) si trovavano in Asia.

Si sa che Eunice era sposata ad un uomo pagano, un greco, e com’era in uso nelle famiglie patriarcali dell’epoca, la nonna Loide abitava insieme alla figlia. Obiettivo che si raggiunge con costanza e col buon esempio, vivendo con orgoglio e dignità la propria fede. La fede di queste due donne era genuina. Amavano Dio ed avevano una buona testimonianza, sia di fuori che all’interno della famiglia  “E venne anche a Derba e a Listra; ed ecco, quivi era un certo discepolo, di nome Timoteo, figliuolo di una donna giudea credente, ma di padre greco. Di lui rendevano buona testimonianza i fratelli che erano in Listra ed in Iconio” (Atti 16:1-2);  “Bisogna inoltre che abbia una buona testimonianza da quelli di fuori …” (I Timoteo 3:7), tanto è vero che il padre, come accennato, seppur non credente, non si oppose all’insegnamento al figlio delle Scritture Sacre. L’Apostolo fa grande enfasi alla fede di Timoteo e delle due donne, ma a quale tipo di fede allude? Naturalmente non del tipo che può “spostare le montagne”, o meglio, non solo a quel tipo di fede. L’Apostolo intende rimarcare la fede che non si esaurisce in un’azione, ma è l’espressione di un modo di essere, invero, una vita esemplare sorretta da una totale fiducia in Dio, cioè fede come “sistema di vita” quotidiana che distingue un credente che vive con la speranza di certezze che non si vedono (Ebrei 11:1) da colui che vive per visione  “…poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, secondo che è scritto: Ma il giusto vivrà per fede” (Romani 1:17). Più precisamente, cosa intende l’Apostolo, per fede non finta? Per comprendere meglio è opportuno concentrare la nostra attenzione su ciò che s’intende per “fede vera”. Prenderemo come esempio la figura di Giuda. Alla luce della definizione sopra accennata, notiamo che Giuda, pur vivendo con Gesù per oltre tre anni, i suoi obiettivi erano del tutto diversi dal vivere una vita di “fede”. Come gli altri undici discepoli, ricevette gli stessi insegnamenti, vide gli stessi miracoli, vide la potenza e la misericordia di Dio a favore dei derelitti e degli emarginati, ma il suo cuore era altrove. Oggi diremmo un religioso interessato più al Dio che fa piuttosto che al Dio che è. Non è forse una triste realtà per alcuni che vivono nelle chiese? Essi mostrano una facciata, ma la loro speranza è riposta alle cose di questo mondo. Una “fede non finta” deve essere fondata:

1. Sulla Legge che le due donne avevano avuto modo di approfondire frequentando una delle numerose Sinagoghe costruite dai Giudei della diaspora. Non possiamo annullare la Legge, poiché Gesù è venuto a compierla “Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire ma per compire” (Matteo 5:17 ).

2. Sulla persona di Cristo Salvatore del quale avevano avuto testimonianza da alcuni credenti della chiesa di Gerusalemme dispersi nel corso della prima persecuzione (anche le due donne facevano parte del numero degli emigrati o erano approdate nella regione laodicea per puro caso?). Gesù è la pietra angolare sulla quale ogni vita deve essere edificata. Senza di essa la casa è destinata a crollare sotto le pressioni del disordine del peccato …essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e de’ profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare” (Efesini 2:20 ).

3. Sull’amore e sentimenti genuini. L’amore delle due donne per Timoteo le spingeva ad una vita esemplare, senza compromessi in un mondo pagano e corrotto. La fede non può dissociarsi all’amore, ella si fonde nell’amore  “Quand’io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità, divento un rame risonante o uno squillante cembalo. E quando avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e avessi tutta la fede in modo da trasportare i monti, se non ho carità, non son nulla. E quando distribuissi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri, e quando dessi il mio corpo ad essere arso, se non ho carità, ciò niente mi giova. La carità è paziente, è benigna; la carità non invidia; la carità non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non sospetta il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa” (I Corinzi 13:1-7).

4. Sulla Parola di Dio. Le due pie donne traevano la loro fede dalle Scritture  “…e che fin da fanciullo hai avuto conoscenza degli Scritti sacri, i quali possono renderti savio a salute mediante la fede che è in Cristo Gesù. Ogni scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia” (2 Timoteo 3:15-16) e trasmisero al giovane Timoteo il sano insegnamento. L’Apostolo dirà ai Romani (10:17) Così la fede vien dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo”.

Questa fede “non finta” abitava nelle due donne e nel giovane Timoteo, era attiva, visibile, pratica, costante e non costruita per soddisfare retoriche religiose. Una fede “non finta “ opera a favore di chi la possiede ma soprattutto di chi la riceve “Che giova, fratelli miei, se uno dice d’aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella son nudi e mancanti del cibo quotidiano, e un di voi dice loro: Andatevene in pace, scaldatevi e satollatevi; ma non date loro le cose necessarie al corpo, che giova? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta. Anzi uno piuttosto dirà: Tu hai la fede, ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Giacomo 2:14-18). Ogni cristiano deve possedere una fede vera, soprattutto coloro impegnati seriamente in un servizio. A volte le forze vengono meno, gli impegni mondani tentano di ostacolare il nostro cammino, ma una reale, vera fiducia (fede) riposta in Dio farà in modo da aprire le cataratte del Cielo. Dio supplirà ogni bisogno, fisico, materiale, famigliare e spirituale. Entrambe le donne furono, nonostante le condizioni logistiche e religiose avverse, di grande esempio per il figlio e nipote Timoteo. La costanza della fede di queste pie donne è così apprezzata dallo Spirito Santo che, in tutti i tempi, genitori impegnati a portare a Cristo i propri figli, trovano un incoraggiamento a rendere loro una buona testimonianza vivente. L’impegno dei genitori cristiani non si limita a dare una buona educazione religiosa ma a portare a Cristo i propri figli.

Pastore Raffaele Lucano

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