Cammina sulle acque, attraverso le acque, nonostante le acque

dalla predicazione del 01 Settembre 2013

Lettura da Isaia 42:1-7

Settembre, tempo di rientri e di programmi. Cosa ci attende? La difficile situazione contingente si ripercuote anche all’interno delle nostre Chiese. Sono gli ultimi tempi, così come lo sa il popolo di Dio, altresì lo sa il nemico delle anime nostre, e cerca di approfittarne per tentare di strappare quanti più santi alle sue schiere.

 

E’ in corso una guerra spirituale. Come possiamo vincere le battaglie spirituali? Come possiamo respingere gli attacchi spirituali? Con armatura ed armi spirituali! Non perdiamo di vista l’obiettivo finale: il Cielo! Facciamo buon deposito e tesoro della Parola di oggi: “Quando dovrai attraversare le acque io sarò con te!” (v.2), attenzione: “quando” non “se”. Non è un’opzione, è previsto che noi saremo chiamati ad affrontare situazioni difficili, questa è, infatti, la figura dell’acqua in questo caso. Ricordando l’episodio della tempesta nel Mar di Tiberiade (Matteo 14:22-36), possiamo evincere alcune utili indicazioni. In primo luogo la situazione: i dodici erano a notte fonda in mezzo alle acque tempestose e, non potendo tornare indietro, dovevano necessariamente raggiungere l’altra riva. Sebbene Pietro fosse un marinaio esperto, era in grande difficoltà. Viene dunque da pensare, perché mai un pescatore capace e conoscitore di quelle acque insidiose, aveva trascinato i suoi in quell’empasse? La risposta si evince dal testo: “… Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva …” (Matteo 14:22). Gesù aveva in cuore un progetto speciale per i Suoi: voleva che facessero un’esperienza straordinaria, che Lo riconoscessero come Figlio di Dio. E ben sapeva che, per poterlo fare, dovevano aver esaurito tutte le loro risorse umane. Egli forzò volontariamente gli eventi. Analizziamo cause ed effetti di questo comportamento. Sono le tre del mattino e da lontano Gesù vede i Suoi in pericolo; nessuno può accompagnarLo da loro in barca. Ma l’intento di Gesù è farsi riconoscere come Figlio di Dio, perciò … li raggiunge camminando sull’acqua! I discepoli, tuttavia, sono talmente in preda al panico che pensano sia un fantasma. Ed Egli, ancora una volta, li incoraggia: “Coraggio, sono io; non abbiate paura” (Matteo 14:27). Pietro, sempre lui, l’esuberante Pietro, quasi lo sfida (chissà forse un altro sincero ma maldestro tentativo di rincuorare i suoi): “Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’ acqua” (Matteo 14:28). Se la domanda appare folle, ancor più ardua appare la risposta: “Vieni!”(Matteo 14:29). Ma è l’effetto di tutto ciò ad essere straordinario: “E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull’acqua e andò verso Gesù”(Matteo 14:29). Può accadere anche a noi di trovarci in difficoltà, aver perso tutte le nostre sicurezze ed essere umanamente spaventati. Quando riconosciamo di non avere più risorse, allora riconosciamo che solo Gesù può aiutarci. E solo con Lui potremo, non solo risolvere i nostri problemi, bensì, anche noi, come Pietro, compiere nel Suo nome, opere straorinarie. Non possiamo farcela da soli; se distogliamo lo sguardo da Gesù, ci concentriamo sulle difficoltà e, come Pietro, siamo sopraffatti: “Ma vedendo il vento, ebbe paura e cominciò ad affondare” (Matteo 14:30).  Ma il Gesù di Pietro è il nostro Gesù, ed anche noi come lui, possiamo gridare: “Signore, Salvami!” (Matteo 14:30). Anche per noi, come per Pietro, la mano di Gesù è stesa e pronta ad afferrarci e sostenerci. Ma questo non è che il primo atto dell’opera straordinaria che il Signore aveva in serbo per i Suoi. Leggiamo ancora nel testo: “E quando furono saliti sulla barca il vento si calmò. Allora quelli che erano nella barca si prostrarono davanti a Lui, dicendo: “Veramente tu sei il Figlio di Dio!” (Matteo 14:32-33). Quando è la paura ad aprire la nostra bocca, gridiamo: “E’ un fantasma!”. Quando è la fede a farlo, esclamiamo: “Veramente tu sei il Figlio di Dio!” . Questo è il gran finale del divino Regista! Gesù volle portare i Suoi, tramite questa esperienza, a riconoscerLo come il Signore, Dio onnipotente, il Re dei re.

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