5. LA TENTAZIONE Cap. 1:13-15

incontronutrizionista-1024x722 DEFINIZIONE E ORIGINE 

Dopo aver considerato l’utilità di essere condotti dalla sapienza che viene dall’Alto, ora l’Apostolo si accinge a mostrare quali siano i pericoli che provengono dall’interno della nostra sfera spirituale ovvero gli attacchi del nemico che agisce sulle nostre passioni, sui sentimenti, desideri e voluttà (piacere intenso e predominante che si prova nella soddisfazione degli impulsi e dei desideri). Mentre la prova ha lo scopo di rafforzare la fede del Cristiano, la tentazione tende a indebolirla per farlo ritornare sotto il dominio del peccato dal quale era stato affrancato. Mentre la prima è permessa dallo Spirito Santo (a volte voluta) per consolidarci, la tentazione genera un turbamento interiore che ci assale, sconvolgendo la comunione con Dio. Strano a dirsi, questo succede, il più delle volte, quando siamo in condizione di riposo, rilassamento spirituale. Quando ci sentiamo sicuri e appagati della nostra religiosità abbassiamo la guardia e il nemico giunge facendo pressione sulle nostre passioni. Re Davide fu assalito dalla tentazione di adulterio quando se ne stava tranquillo nel suo palazzo a Gerusalemme, mentre il suo esercito era in battaglia (II Samuele 11:2 Una sera Davide, alzatosi dal suo letto, si mise a passeggiare sulla terrazza del palazzo reale; e dalla terrazza vide una donna che si bagnava; e la donna era bellissima).

Cosa significa “Tentazione”? È incitamento, istigazione, stimolo, invito a compiere il male. Non può provenire da Dio, poiché Egli è l’essenza dell’amore e non può esprimere null’altro che sia bene e buono. Il diavolo esercita una forte pressione sulle nostre passioni (concupiscenza significa bramosia di piaceri corporali) e ci porta a pregustare il piacere nascosto, agevolando l’ingresso del peccato nella nostra vita. La tentazione non è ancora peccato ma ci abbaglia e ci fa intravedere solo gli effetti positivi del desiderio, occultando, abilmente, le conseguenze che ne derivano Giacomo 1:14-15 “… ma ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo adesca. Poi la concupiscenza avendo concepito partorisce il peccato, e il peccato, quand’è compiuto, produce la morte”.

Il peccato si presentò a Caino sottoforma di gelosia e gli suggerì di eliminare l’ostacolo (il fratello Abele) per ottenere l’approvazione di Dio. Caino era ben consapevole del suo gesto ma era, oramai, succube dei suoi maligni desideri Genesi 4:7 “Se fai bene non rialzerai tu il volto? ma, se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri son vòlti a te; ma tu lo devi dominare!”.

Sappiamo che anche Giuda era ossessionato dalla cupidigia e dall’avarizia, radice di molti mali I Timoteo 6:10 Poiché l’amor del danaro è radice d’ogni sorta di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si son trafitti di molti dolori. Questa bramosia lo portò ad essere posseduto dallo spirito immondo Giovanni 13:27 E allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: Quel che fai, fallo presto.

Realizziamo di essere soggetti alla tentazione quando ciò che vorremmo fare lo facciamo di nascosto, quando nessuno ci vede o ci ascolta.

COME CONTRASTARLA E VINCERLA

Premesso che sino a quando saremo in questa vita terrena saremo soggetti agli attacchi della tentazione è possibile, comunque, poterla vivere senza diventarne schiavi. Ecco alcuni suggerimenti:

Evitare situazioni che potrebbero agevolare la tentazione.

Genesi 3:6 “E la donna vide che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, ch’era bello a vedere, e che l’albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito ch’era con lei, ed egli ne mangiò.”

Selezione dei luoghi, persone e circostanze (Eva era nei pressi dell’albero della conoscenza del bene e del male).

Non “dialogare” col male che potrebbe farci vedere solo l’aspetto piacevole (il serpente mostrò ad Eva solo la parte più allettante).

Cibare la nostra mente e il nostro spirito con visioni, letture e pensieri disonorevoli Filippesi 4:8 Del rimanente, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.

Mantenere uno “spirito pronto” Matteo 26:41 “Vegliate ed orate, affinché non cadiate in tentazione; ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole”.

Riconoscere e ammettere la nostra debolezza e il bisogno di aiuto.

Riconoscere le astuzie del diavolo, non sottovalutandolo (egli non ha pietà di nessuno) I Pietro 5:8 Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno a guisa di leon ruggente cercando chi possa divorare.

Mantenere zelo nel servizio, non cedere alla noia e all’apatia spirituale. Mantenere un atteggiamento di timore devozionale Filippesi 2:12 Così, miei cari, come sempre siete stati ubbidienti, non solo come s’io fossi presente, ma molto più adesso che sono assente, compiete la vostra salvezza con timore e tremore;

Resistere agli attacchi del nemico combattendo con l’armatura di Dio, senza vacillare. I Pietro 5:9 “Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze si compiono nella vostra fratellanza sparsa per il mondo.”

Con determinazione. Luca 4:8 Gesù gli rispose: “Sta scritto: Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il culto”.

Con una buona conoscenza della Scrittura Osea 4:6 “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza”.

Vivendo in comunione fraterna I Tessalonicesi 5:14 … sapendo che altri soffrono come noi, possiamo essere aiutati.

Fuggire la tentazione. II Timoteo 2:22 “Ma fuggi gli appetiti giovanili e procaccia giustizia, fede, amore, pace con quelli che di cuor puro invocano il Signore.”

a) Non farsi lusingare. Nella tentazione di Gesù, nel deserto, il diavolo tenta di lusingarlo per ben due volte Matteo 4:6 “Se tu sei il Figliuol di Dio …”

b) Avere la consapevolezza che peccando offendiamo Dio (timore) Genesi 39:9 “… egli stesso non è più grande di me in questa casa; e nulla mi ha divietato, tranne che te, perché sei sua moglie. Come, dunque, potrei io fare questo gran male e peccare contro Dio?”

c) Non giustificare le proprie debolezze I Corinzi 9:27 “…anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, che talora, dopo aver predicato agli altri, io stesso non sia riprovato”.

Il peccato, che in greco è al femminile (amartia), è figlia della concupiscenza, una volta giunta al suo pieno sviluppo diventa madre e, a sua volta, produce la morte, fisica e, soprattutto spirituale. Combattiamo il peccato sin dalle sue prime manifestazioni, viviamo per lo Spirito riconoscendo e controllando gli stimoli della carne (desideri impuri). Chiediamo allo Spirito Santo di eliminare ogni pensiero che ci stimola a peccare riducendo, se necessario, le opere della carne in schiavitù Romani 8:13 … perché se vivete secondo la carne, voi morrete; ma se mediante lo Spirito mortificate gli atti del corpo, voi vivrete.

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