LA FEDE, PIU’ PREZIOSA DI UNA PERLA

 

PERLALe ostriche perlifere, tra cui la più nota è la Meleagrina, prediligono i mari caldi e sono diffuse dal Mar Rosso al Pacifico. Si tratta di molluschi protetti da una conchiglia formata da due valve quasi simmetriche, ruvide e striate all’esterno, levigate e lucenti all’interno grazie a un variopinto rivestimento di madreperla di grande bellezza, sono molto pregiate dal punto di vista commerciale. Ma l’ostrica può nascondere un ospite più preziosa: una perla.

A cosa è dovuta la presenza della perla all’interno dell’ostrica? Essendo un mollusco, ha un corpo molle ed è per questo che è rivestita da una conchiglia: in questo modo si difende dall’attacco dei pesci. Per lo stesso motivo è molto sensibile alla presenza di corpi estranei. L’ostrica si nutre di plancton che è l’insieme di microscopici esseri viventi che stanno in sospensione nell’acqua del mare. Può succedere che tra le valve della sua conchiglia, dischiuse per la raccolta del plancton che cade dall’alto, entri, indesiderato, un granello di sabbia o un piccolissimo pesce con abitudini parassite. Allora l’ostrica lo cattura e lo rende innocuo avvolgendolo di vari strati di madreperla, nasce, così una perla!

La nostra fede è come una perla che si forma (anche) tramite afflizioni, ferite dell’anima (impurità) che talvolta Dio permette per realizzare quell’opera spirituale che ha progettato per ciascun credente. Anche se arrecano sofferenza, Dio saprà trasformare quel dolore in qualcosa di prezioso per loro, esattamente come la perla si trasforma nell’ostrica. La fede, preziosa come l’oro raffinato, è un dono dinamico che ha bisogno di crescere per portare frutto e anche se oggi sembra che la tua prova sia motivo di sola sofferenza, sappi che ben presto si trasformerà in grande gioia e approvazione di Dio.

Romani 5:1-5 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, la pazienza, esperienza, e l’esperienza, speranza. Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.

6. DANNI CAUSATI DA UNA LINGUA (TROPPO) LIBERALE – Cap. 1:19-21 e Cap. 3:1-12

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Conosciamo l’atteggiamento pragmatico e realistico di Giacomo, specialmente quando si tratta di compiere e portare a termine il servizio a Dio. In questi versi l’Apostolo tende a combattere l’ipocrisia di chi vuole fare il “maestro” a danno degli altri e l’importanza di vivere eticamente la fede in Gesù. Era attitudine peculiare delle autorità religiose dell’epoca ostentare una conoscenza scritturale per attirare su di sé il rispetto del popolo. Gesù, in più riprese, esortava i Suoi discepoli dal guardarsi dal lievito dei Farisei Matteo 23:5-8 Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; difatti allargano le lor filatterie ed allungano le frange de’ mantelli; ed amano i primi posti ne’ conviti e i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze e d’esser chiamati dalla gente: “Maestro!”. Ma voi non vi fate chiamar “Maestro”, perché uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli.

Era anche tipico del carattere curioso dei Greci, sempre alla ricerca di ciò che era apparente e superficiale I Corinzi 1:22-25 Poiché i Giudei chiedono de’ miracoli, e i Greci cercano sapienza; ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per i Gentili, pazzia; ma per quelli i quali son chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; poiché la pazzia di Dio è più savia degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Nelle pagine precedenti abbiamo imparato l’importanza di controllare le nostre passioni. Ora Giacomo ci esorta a saper dirigere la nostra “lingua” che potrebbe essere causa di sofferenza e, a volte, molte guerre intestinali. Anche l’Apostolo Paolo, conoscendo la natura umana, sapeva che, talvolta, possiamo farci prendere da sentimenti contrastanti ma ci esorta a non peccare Efesini 4:26 Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra il vostro cruccio. Molte contese sono causate da incomprensioni e fraintendimenti, specialmente quando i discorsi sono accompagnati da toni di sfida e tendenti a imporre una certa sopraffazione. Il consiglio perentorio di Giacomo è: Impara ad ascoltare prima di parlare.

È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio

(Joseph Antoine Dinouart, L’arte di tacere, 1771).

Talvolta si è così precipitosi che emettiamo sentenze prima ancora di conoscere le motivazioni. Se imparassimo ad ascoltare fino in fondo e ci sforzassimo a comprendere (e saper leggere, identificare lo spirito) ciò che ci viene detto, saremmo in grado di riconoscere la natura dei sentimenti e ciò che spinge il nostro interlocutore a parlare in quel modo; eviteremmo, così, gran numero di dissensi e divergenze. Alcuni credenti hanno deciso di non manifestarsi per paura del giudizio e della critica; non parlano perché hanno perso (o non hanno mai trovato) il beneficio della comunione fraterna. Impariamo l’arte del parlare e dell’ascoltare.

L’esortazione dell’Apostolo tende a saper controllare l’uso della lingua e di non ergersi a maestri seduti su una cattedra a giudicare quanti non la pensano come noi. Dio elargisce i Suoi doni nella misura di quanto un vaso può contenere. Ciò non significa che non dobbiamo istruire ma che sia fatto con umiltà, ricercando il bene e l’emancipazione di quanti vengono istruiti Marco 10:43-45 Ma non è così tra voi; anzi chiunque vorrà esser grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque fra voi vorrà esser primo, sarà servo di tutti. Poiché anche il Figliuol dell’uomo non è venuto per esser servito, ma per servire, e per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti.

Altra deleteria conseguenza a quanti giudicano con asprezza, è la presunzione di essere migliori. A volte si è severi con quanti commettono anche il minimo errore ma si è  tolleranti con le proprie lacune Matteo 7:3-5 E perché guardi tu il bruscolo che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?  Ovvero, come potrai tu dire a tuo fratello: Lascia ch’io ti tragga dall’occhio il bruscolo, mentre ecco la trave è nell’occhio tuo? Ipocrita, trai prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per trarre il bruscolo dall’occhio di tuo fratello.

Giacomo fa riferimento alla “lingua” – un piccolo strumento posto tra le nostre membra – tanto efficace quanto distruttivo. Con esso benediciamo Dio e allo stesso tempo malediciamo il nostro prossimo. L’esortazione è forte e perentoria: Sappiate controllare la lingua! Benché sia difficile è possibile poterla controllare, con l’aiuto dello Spirito Santo. L’Apostolo la paragona al freno dei cavalli e a un timone che, sebbene piccolo, è capace di governare una nave. È anche una piccola fiammella che può divampare e bruciare una foresta intera. Con essa possiamo incoraggiare o demolire, giustificare o condannare, risollevare o uccidere. Dio ha dato a tutti la “lingua” per esprimersi ma la differenza consiste nella capacità di usarla nel modo adeguato.

Ma, tale responsabilità è di totale competenza dell’uomo? Può mai l’uomo carnale avere il controllo della sua “lingua”? Giacomo usa la metafora della sorgente (cap.3:11,12) dalla quale non può scaturire contestualmente acqua amara e salata e acqua dolce; ovvero di un albero di fico che non può produrre olive o una vite fichi. Quindi, non si tratta dello strumento ma della sorgente, dal ceppo, dalla radice. È un problema spirituale, dell’anima! Per emettere acqua dolce dobbiamo verificare la sorgente dalla quale proviene e, nel caso, bonificarla. Lo Spirito Santo vuole fare questa opera nel nostro cuore, vuole togliere l’amaro, il salato per farci diventare una fonte d’acqua viva che scaturisce in vita eterna Giovanni 4:14 … ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò, diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna.

Desidero suggerire una sorta di vademecum morfologico che ci aiuta a distinguere l’attività negativa della “lingua”:

  • CRITICA: analizzare, esaminare, giudicare, vagliare, valutare. L’Apostolo Paolo ci esorta ad astenerci dalla critica/giudizio superficiale Romani 2:1 Perciò, o uomo, chiunque tu sii che giudichi, sei inescusabile; poiché nel giudicare gli altri, tu condanni te stesso; poiché tu che giudichi, fai le medesime cose. E, allo stesso tempo ci responsabilizza in quanto dobbiamo esercitare tale facoltà al fine di far emergere la verità I Corinzi 6:3 Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita.
  • MALDICENZA: Parlare male del prossimo (di solito alle spalle). Attività malefica e peccaminosa tendente a discreditare gli altri al fine di apparire uguale o migliore della persona di cui si parla Efesini 4:29 Niuna mala parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete alcuna buona che edifichi, secondo il bisogno, ditela, affinché conferisca grazia a chi l’ascolta.
  • DIFFAMAZIONE: Creare agli occhi degli altri una cattiva reputazione diffondendo notizie disonorevoli Filippesi 2:3 … non facendo nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascun di voi, con umiltà, stimando altrui da più di sé stesso.
  • CALUNNIA: Inventare, situazioni e circostanze non vere, diffondere o sostenere una diffamazione a danno di qualcuno (anche Gesù ne fu vittima) Marco 3:22 È fuori di sé. E gli scribi, ch’eran discesi da Gerusalemme, dicevano: Egli ha Beelzebub, ed è per l’aiuto del principe dei demonî, ch’ei caccia i demonî.

Desidero riportare alcune norme di legge dello Stato italiano:

Commette il reato di ingiuria (art. 594 c.p.) chi offende l’onore o il decoro di una persona presente, ed è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a € 516,46.

Commette invece il reato di diffamazione (art. 595 c.p.) chi offende l’altrui reputazione in assenza della persona offesa. In questo caso la pena è della reclusione fino ad un anno e della multa fino a € 1032,91.

Dall’ingiuria e dalla diffamazione deve distinguersi il reato di calunnia (art. 368 c.p.) che si ha quando taluno incolpa di un reato una persona che egli sa essere innocente, oppure simula a carico di una persona le tracce di un reato. Per il reato di calunnia la pena è della reclusione da due a sei anni, salvo i casi di aggravante.

Se l’uomo (la Legge umana) che non ha lo Spirito di Dio è in grado di determinare la gravità delle conseguenze derivanti dai già indicati atteggiamenti, quanto più il credente (che si suppone nato di nuovo) deve astenersi da tali pratiche 1 Giovanni 1:5-7 Or questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunziamo: che Dio è luce, e che in Lui non vi son tenebre alcune. Se diciamo che abbiam comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità; ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiam comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato.

Ognuno di noi ha un concetto personale della Chiesa, frutto del sacrificio di Gesù, ma tutti dovremmo attenerci a come Dio la considera: Salmo 16:3 “Quanto ai santi che son sulla terra, essi sono la gente onorata in cui ripongo tutto il mio affetto”,

e ancora Salmo 15:1-3 “O Signore, chi dimorerà nella tua tenda? Chi abiterà sul tuo monte santo? Colui che è puro di cuore e agisce con giustizia e dice la verità come l’ha nel cuore; che non calunnia con la lingua né fa male alcuno al suo vicino, né insulta il suo prossimo”

Il compito di ciascun credente, nato di nuovo, non consiste nel discutere opinioni ma di attenersi alla verità, allo Spirito e all’etica della Parola. Impariamo a stimarci e a cogliere l’occasione di crescita nelle nostre diversità al fine di collaborare per l’unità della Chiesa, il Corpo di Cristo.

Efesini 4:31 Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!

5. LA TENTAZIONE Cap. 1:13-15

incontronutrizionista-1024x722 DEFINIZIONE E ORIGINE 

Dopo aver considerato l’utilità di essere condotti dalla sapienza che viene dall’Alto, ora l’Apostolo si accinge a mostrare quali siano i pericoli che provengono dall’interno della nostra sfera spirituale ovvero gli attacchi del nemico che agisce sulle nostre passioni, sui sentimenti, desideri e voluttà (piacere intenso e predominante che si prova nella soddisfazione degli impulsi e dei desideri). Mentre la prova ha lo scopo di rafforzare la fede del Cristiano, la tentazione tende a indebolirla per farlo ritornare sotto il dominio del peccato dal quale era stato affrancato. Mentre la prima è permessa dallo Spirito Santo (a volte voluta) per consolidarci, la tentazione genera un turbamento interiore che ci assale, sconvolgendo la comunione con Dio. Strano a dirsi, questo succede, il più delle volte, quando siamo in condizione di riposo, rilassamento spirituale. Quando ci sentiamo sicuri e appagati della nostra religiosità abbassiamo la guardia e il nemico giunge facendo pressione sulle nostre passioni. Re Davide fu assalito dalla tentazione di adulterio quando se ne stava tranquillo nel suo palazzo a Gerusalemme, mentre il suo esercito era in battaglia (II Samuele 11:2 Una sera Davide, alzatosi dal suo letto, si mise a passeggiare sulla terrazza del palazzo reale; e dalla terrazza vide una donna che si bagnava; e la donna era bellissima).

Cosa significa “Tentazione”? È incitamento, istigazione, stimolo, invito a compiere il male. Non può provenire da Dio, poiché Egli è l’essenza dell’amore e non può esprimere null’altro che sia bene e buono. Il diavolo esercita una forte pressione sulle nostre passioni (concupiscenza significa bramosia di piaceri corporali) e ci porta a pregustare il piacere nascosto, agevolando l’ingresso del peccato nella nostra vita. La tentazione non è ancora peccato ma ci abbaglia e ci fa intravedere solo gli effetti positivi del desiderio, occultando, abilmente, le conseguenze che ne derivano Giacomo 1:14-15 “… ma ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo adesca. Poi la concupiscenza avendo concepito partorisce il peccato, e il peccato, quand’è compiuto, produce la morte”.

Il peccato si presentò a Caino sottoforma di gelosia e gli suggerì di eliminare l’ostacolo (il fratello Abele) per ottenere l’approvazione di Dio. Caino era ben consapevole del suo gesto ma era, oramai, succube dei suoi maligni desideri Genesi 4:7 “Se fai bene non rialzerai tu il volto? ma, se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri son vòlti a te; ma tu lo devi dominare!”.

Sappiamo che anche Giuda era ossessionato dalla cupidigia e dall’avarizia, radice di molti mali I Timoteo 6:10 Poiché l’amor del danaro è radice d’ogni sorta di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si son trafitti di molti dolori. Questa bramosia lo portò ad essere posseduto dallo spirito immondo Giovanni 13:27 E allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: Quel che fai, fallo presto.

Realizziamo di essere soggetti alla tentazione quando ciò che vorremmo fare lo facciamo di nascosto, quando nessuno ci vede o ci ascolta.

COME CONTRASTARLA E VINCERLA

Premesso che sino a quando saremo in questa vita terrena saremo soggetti agli attacchi della tentazione è possibile, comunque, poterla vivere senza diventarne schiavi. Ecco alcuni suggerimenti:

Evitare situazioni che potrebbero agevolare la tentazione.

Genesi 3:6 “E la donna vide che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, ch’era bello a vedere, e che l’albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito ch’era con lei, ed egli ne mangiò.”

Selezione dei luoghi, persone e circostanze (Eva era nei pressi dell’albero della conoscenza del bene e del male).

Non “dialogare” col male che potrebbe farci vedere solo l’aspetto piacevole (il serpente mostrò ad Eva solo la parte più allettante).

Cibare la nostra mente e il nostro spirito con visioni, letture e pensieri disonorevoli Filippesi 4:8 Del rimanente, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.

Mantenere uno “spirito pronto” Matteo 26:41 “Vegliate ed orate, affinché non cadiate in tentazione; ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole”.

Riconoscere e ammettere la nostra debolezza e il bisogno di aiuto.

Riconoscere le astuzie del diavolo, non sottovalutandolo (egli non ha pietà di nessuno) I Pietro 5:8 Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno a guisa di leon ruggente cercando chi possa divorare.

Mantenere zelo nel servizio, non cedere alla noia e all’apatia spirituale. Mantenere un atteggiamento di timore devozionale Filippesi 2:12 Così, miei cari, come sempre siete stati ubbidienti, non solo come s’io fossi presente, ma molto più adesso che sono assente, compiete la vostra salvezza con timore e tremore;

Resistere agli attacchi del nemico combattendo con l’armatura di Dio, senza vacillare. I Pietro 5:9 “Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze si compiono nella vostra fratellanza sparsa per il mondo.”

Con determinazione. Luca 4:8 Gesù gli rispose: “Sta scritto: Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il culto”.

Con una buona conoscenza della Scrittura Osea 4:6 “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza”.

Vivendo in comunione fraterna I Tessalonicesi 5:14 … sapendo che altri soffrono come noi, possiamo essere aiutati.

Fuggire la tentazione. II Timoteo 2:22 “Ma fuggi gli appetiti giovanili e procaccia giustizia, fede, amore, pace con quelli che di cuor puro invocano il Signore.”

a) Non farsi lusingare. Nella tentazione di Gesù, nel deserto, il diavolo tenta di lusingarlo per ben due volte Matteo 4:6 “Se tu sei il Figliuol di Dio …”

b) Avere la consapevolezza che peccando offendiamo Dio (timore) Genesi 39:9 “… egli stesso non è più grande di me in questa casa; e nulla mi ha divietato, tranne che te, perché sei sua moglie. Come, dunque, potrei io fare questo gran male e peccare contro Dio?”

c) Non giustificare le proprie debolezze I Corinzi 9:27 “…anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, che talora, dopo aver predicato agli altri, io stesso non sia riprovato”.

Il peccato, che in greco è al femminile (amartia), è figlia della concupiscenza, una volta giunta al suo pieno sviluppo diventa madre e, a sua volta, produce la morte, fisica e, soprattutto spirituale. Combattiamo il peccato sin dalle sue prime manifestazioni, viviamo per lo Spirito riconoscendo e controllando gli stimoli della carne (desideri impuri). Chiediamo allo Spirito Santo di eliminare ogni pensiero che ci stimola a peccare riducendo, se necessario, le opere della carne in schiavitù Romani 8:13 … perché se vivete secondo la carne, voi morrete; ma se mediante lo Spirito mortificate gli atti del corpo, voi vivrete.

Due semi

semina-di-ottobre-semina-di-novembreDue semi si trovavano fianco a fianco nel fertile terreno autunnale.

Il primo seme disse: ” Voglio crescere! Voglio spingere le mie radici in profondità nel terreno sotto di me e fare spuntare i miei germogli sopra la crosta della terra sopra di me…

Voglio dispiegare le mie gemme tenere come bandiere per annunciare l’arrivo della primavera…

Voglio sentire il calore del sole sul mio volto e la benedizione della rugiada mattutina sui miei petali!”.

E crebbe.

Il ragno distratto

san-valentino-cuore-bloccato-in-tela-di-ragno-sfondo-2560x1600-14216_7Un piccolo ragnetto, portato dal vento, approdò sulla cima di un albero. Ma quel luogo non era adatto e discese su una grande siepe spinosa. Qui c’erano rami e germogli in abbondanza per tesservi una tela.

E il ragno si mise subito al lavoro, lasciando che il filo, lungo il quale era disceso reggesse la punta superiore della ragnatela. Filo dopo filo, nodo dopo nodo, la tela del ragnetto si fece bellissima.

Colui che provvede

concetto-di-amore-rappresentato-da-mani-estese-l-una-all-altra_1098-18923“Il Signore è il mio pastore: nulla mi manca”

[Salmo 23:1]

Non si sa con esattezza quando il salmista Davide scrisse questo salmo. Sicuramente si trovava in una condizione di pericolo e spiritualmente provato. Era già un re anziano e avrebbe potuto fare ricorso alle sue risorse ma si ricordò di quando era un giovane pastorello e paragonò il suo amore per la sua greggia all’amore di Dio come il buon Pastore. Egli, innanzi tutto proclama la Signoria di Dio. Atteggiamento fondamentale per chi si accosta. Dio è il Signore onnipotente, sovrano sopra ogni evento e Colui che controlla il mondo. Egli è IL Signore poiché non vi è altro Dio all’infuori di Lui. Davide usa il pronome personale MIO poiché aveva sperimentato una relaziona intima con Dio e lo identifica come il pastore che dà la sua vita per la salute delle pecore che ama. Gesù è il Buon Pastore che provvede per ogni esigenza di quanti lo amano. Egli si è caricato dei peccati dell’umanità e per quanti lo accettano nella loro vita ha promesso di provvedere per ogni loro bisogno. Non è sufficiente essere religiosi, bisogna conoscerlo e realizzare la Sua infinita bontà. Caro amico, chi è Dio per te? Donagli il tuo cuore, Egli si prenderà cura di te.

 

 

Chi siamo

La Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale è una comunità formata da credenti cristiani desiderosi di conoscere sempre di più il Signore allo scopo di servirlo con gioia, nell’ubbidienza e in umiltà.La loro fede è fondata su un unico libro: la Bibbia i cui precetti sono applicati nella vita quotidiana. Essa è la Parola vivente di Dio, unica, infallibile e autorevole regola della nostra fede e condotta.

Crediamo che il Signore Gesù fu concepito in virtù dello Spirito Santo e assunse la natura di uomo in seno della giovane fanciulla Maria ai tempi ancora illibata.

Crediamo nella Sua vita senza peccato, nei miracoli che ha fatto e che può fare ancora.

Crediamo che Gesù è morto e risorto per noi e se lo accettiamo come nostro unico e personale Salvatore, otteniamo la salvezza dell’anima per mezzo della fede.

Crediamo nella Trinità, Padre, Figlio e Spirito santo, tre persone in una sola.

Crediamo e pratichiamo il battesimo per immersione come atto di ubbidienza al comando di Gesù.

Crediamo e realizziamo l’esperienza del battesimo dello Spirito santo.

Crediamo nella guarigione divina mediante la preghiera poiché Egli è vivo, è potente e ci ascolta.

I credenti evangelici pentecostali si riuniscono per offrire il culto a Dio e lodarlo in Spirito e verità.

“Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.” (Romani 10:17)

 

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Elenco delle buone azioni

Elenco delle buone azioni per meritare il paradiso…
“infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di
Dio. Non è in virtú di opere affinché nessuno se ne vanti”

Efesini 2:8, 9

Benvenuti nel nuovo sito!

Il sito si propone come strumento per raggiungere quanti desiderano conoscere la verità intorno alla persona di Gesù. Vuole anche essere una voce che si distingue, non per novità teologiche nè per artificiose pratiche religiose, ma per la volontà primaria ed assoluta di presentare il messaggio dell’Evangelo così come ci è stato tramandato da Gesù. E’ nostro desiderio condurre i nostri “navigatori” alla ricerca dell’unica Verità: Gesù Cristo risorto dai morti.

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Dio ti benedica e … buona navigazione.

Contatta il Pastore Raffaele Lucano

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